L Artista monrealese 
GIOVANNI LETO

ORIZZONTE IN ORIZZONTE 1985/2016

a cura di Lorenzo Bruni

Agrigento 3 Dicembre 2016 29 Gennaio 2017





  

25 novembre 2016

INAUGURAZIONE
 della
Biblioteca Comunale del fondo moderno
di 
Monreale


  


LE FESTE DELLE SICILIA PER FERMARE HALLOWEEN di Amelia Crisantino



"LE FESTE DELLA SICILIA PER FERMARE HALLOWEEN"



Di fronte alla marcia trionfale di halloween, pastrocchio commercial-carnevalesco che arriva sull'onda di una prepotenza culturale e impone il suo plasticoso appeal consumista, viene da pensare alla ricchezza della siciliana festa dei orti. E pensarci ben sapendo che non è possibile fermare la semplicità delle mole globali, opporgli il secolare stratificarsi di identità che rischiano di dissolversi per collettiva smemoratezza. Così, ricordare la tradizione è solo un piccolo gesto di resistenza. Simbolico rifiuto a finire nell'omologante tritacarne postmoderno che restituisce poltiglie predigerite. In nome non delle piccole patrie, che rendono più angusto il mondo. Piuttosto, invocando la composita complessità del nostro divenire . Le radici della festa dei orti sono lontane., si confondono nel tempo. Tendono a contaminarsi, la celtica hallowen incontra la romana Pomonia in quello spazio anche allora globalizzato che era l'impero romano, e le sue feste si sommano. Entrambe celebrano la fine dell'estate e l'inizio dell'inverno, la fine del vecchio e l'inizio del nuovo anno. Nel folklore europeo alla data del 1° novembre troviamo molte usanze tipiche del Capodanno, come le strenne o i falò. Un motivo ricorrente delle antiche feste di inizio d'anno è la credenza che per un giorno i morti possano tornare sulla terra, in una sospensione spazio-temporale che consente la promiscuità, comportandosi verso i vivi col carattere ambivalente-benevolo o temendo - che assume il sacro presso i primitivi. Naturalmente la festa sicilaina è interna alla tradizione europea, che a sua volta risente di usanze greche ed egizie. Andando a ritroso, si tratta di credenze che hanno la loro origine in imprecisate età remote, nelle lucerne e nelle offerte votive di cibo e oggetti che da sempre accompagnano il defunto. Nel quarto volume del suo "Usi e costumi del popolo siciliano"l'etnologo Pitrè racconta che, per la credenza popolare, la notte dall'1 al 2 novembre i morti escono dal cimitero e vbanno nelle città in ordinata processione. In prima fila stanno i trpassati per morte naturale, poi i giustiziati, quelli morti a causa d'una disgrazia, i <morti di subito> e cosi via. Quasi ogni paese ha la sua tradizione, i defunti possono andare avvolti in bianco lenzuolo funebre ad Acireale, recitare il rosario a Catania, andare a piedi nudi a Prtinico. Nei paesi etnei hanno il collo sottile come un filo, per entrare nelle case si trasformano in minuscole formiche. A Erice si rifocillano non appena arrivano in una contrada chiamata Rocca Chiana, nei paesi vicino Messina si lascia un bicchiere d'acqua per dissetarli. Possono essere paurosi, a Milazzo si racconta come tengano in mano <una crocetta> con cui cavare gli occhiai fanciulli troppo  curiosi, e che col loro pesante teschio <schiacciano la tenera cervice dei bambini>. Però quest'ultimo è un caso isolato, perchè nella tradizione isolana i orti sono benevoli coi bambini e anzi il 2 novembre era la loro festa. A Palermo e nel suo entroterra, il giorno dei morti i bambini frugavano per casa alla ricerca dei doni nascosti. Trovavano giocattoli, il pupo di zucchero, i frutti di martorana. In un raffinato libretto di Isidoro Fogazza ritroviamo la simbologia della festa siciliana, collegata alle sue lontane radici mediterranee. Il pupo di zucchero che sino a pochi decenni fa era l'elemento più scenografico fra i doni dei morti non sarebbe altro che una simbolica raffigurazione del morto di famiglia, un residuo di quei <Lares> a cui in età latina veniva riservato un costante culto privato. I frutti di pastareale sono un dono dei morti ai bambini ma, portando un ricco corredo di esempi tratti dalle più varie culture, Fogazza avanza l'ipotesi che si ripetano gesti antichi di riti dimenticati dove le offerte di cibo erano fatte <ai> morti. Si creava così uno spazio in cui vivi e morti partecipano dello stesso banchetto rinsaldando rapporti di parentela ed amicizia, cosa che diventa particolarmente evidente in quei casi in cui si andava a mangiare sulla tomba di famiglia. Cuioè, in uno spazio liminare fra il mondo dei vivi e quello dei morti, dove era possbile creare una confusione di per sè pericolosa e petanto consentita solo all'interno di una gestualità controllata e codificabile. Fra i frutti di martorana quelli di più antica tradizione sono simbolicamente collegati al regno dei morti, sin dall'antichità più remota. La melagrana era attributo della Grande Mdre dell'area mediterranea, il frutto che indicava swempre un <passaggio>. Adesempio, a Roama l'acconciatura delle spose era composta con rami di melograno e nei riti eleusini agli iniziati er aproibito mangiare chicchi di melagrane, per evitare che le anime dei defunti potessero reicarnarsi. Anche le fave hanno un forte significato simbolico: per gli egizi un <campo di fave> era il luogo dove le anime attendevano prima di reincarnarsi, a Roma le fave erano il tipico cibo offerto ai morti. La mandorla, con la sua precoce fioritura dopo la <morte> invernale, è un simbolo di resurrezione. In questo complesso universo simbolico di cui stiamo perdendo anche il ricordo, i bambini ricevono i doni dei morti per rafforzare un misterioso legame. Ogni nascita è un miracolo: i bambini sono i più vicini al passaggio fra il non-essere e l'esistere, oltre cui c'è quel mondo misterioso da cui loro sono appena arrivati e dove abitano i morti,

AMELIA CRISANTINO

 tratto da "La Repubblica"dell' 11/02/2004 

BOB DYLAN, Premio Nobel Letteratura 2016





A HARD RAIN'S A-GONNA FALL

UNA DURA PIOGGIA CADRA'

Oh, dove sei stato, figlio mio dagli occhi azzurri?
oh, dove sei stato, mio caro ragazzo? 
ho inciampato sul fianco di dodici montagne nebbiose 
ho cammminato e strisciato su sei strade tortuose 
sono entrato nel mezzo di sette tristi foreste 
sono stato per diecimila miglia nella bocca di un cimitero 
ed è una dura, ed è una dura, ed è una dura 
ed è una dura pioggia che cadrà

Oh cosa hai visto, mio caro ragazzo? 
ho visto un neonato con lupi selvaggi tutti intorno 
ho visto una strada di diamanti dove non c'era nessuno 
ho visto un ramo nero con sangue che continuava a gocciolare 
ho visto una stanza piena di uomini con i loro coltelli sanguinanti ho visto una scala bianca tutta ricoperta d'acqua 
ho visto diecimila persone che parlavano con le lingue spezzate 
ho visto armi da fuoco e spade affilate nelle mani di bambini 
ed è una dura, ed è una dura, ed è una dura 
ed è una dura pioggia che cadrà

e cosa hai udito figlio mio dagli occhi azzurri?
e cosa hai udito, mio caro ragazzo? 
ho udito il fragore di un tuono, urlava un avvertimento 
ho udito il boato di un'onda che poteva sommergere il mondo intero ho udito cento percussionisti le cui mani erano in fiamme 
ho udito diecimila persone sussurrare e nessuno ascoltare 
ho udito una persona morire di fame, 
ho udito molte persone ridere 
ho udito la canzone di un poeta che è morto nel canale di scolo 
ho udito il suono di un clown che piangeva nel vicolo 
ed è una dura, ed è una dura, ed è una dura, 
ed è una dura pioggia che cadrà

Oh, chi hai incontrato, figlio mio dagli occhi azzurri? 
chi hai incontrato, mio caro ragazzo? 
ho incontrato un bambino accanto a un cavallino morto 
ho incontrato un uomo bianco che faceva passeggiare un cane nero ho incontrato una giovane donna il cui corpo bruciava 
ho incontrato una giovane ragazza, mi ha dato un arcobaleno 
ho incontrato un uomo che era ferito in amore 
ho incontrato un altro uomo che era ferito dall'odio 
ed è una dura, ed è una dura, ed è una dura,
ed è una dura pioggia che cadrà

Oh, e cosa farai adesso, figlio mio dagli occhi azzurri? 
oh, cosa farai adesso, mio caro ragazzo?
tornerò indietro prima che la pioggia inizi a cadere 
camminerò nel profondo della più profonda foresta nera 
dove le persone sono tante e le loro mani sono del tutto vuote 
dove i proiettili di veleno stanno sommergendo le loro acque 
dove la casa nella valle si incontra con l'umida sporca prigione dove il volto del carnefice è sempre ben nascosto 
dove la fame è brutta, dove le anime sono dimenticate 
dove nero è il colore, dove niente è il numero 
e lo racconterò e lo dirò e lo penserò e lo infonderò 
e lo rifletterò dalla montagna così che tutte le anime possano 
vederlo, poi starò sull'oceano finchè non comincerò ad affondare
 ma saprò bene la mia canzone prima che inizi a cantare 
ed è una dura, ed è una dura, ed è una dura, 
ed è una dura pioggia che cadrà





BOB DYLAN - THINGS HAVE CHANGE

















BOB DYLAN: 
Premio Nobel Letteratura 2016



Giuseppe La Bruna



Lo scultore monrealese Giuseppe La Bruna, 
nominato Direttore dellAccademia di Belle Arti di Venezia dove ha insegnato per molti anni.














cfr. Post "BEPPE LA BRUNA" dall'home page di questo blog


   E' SCOMPARSO  
DARIO FO'
Attore e drammaturgo, premio Nobel per la letteratura nel 1997. Celebre per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale, con la moglie Franca Rame, scomparsa nel 2013.



"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un pò le teste. ..."




Dario Fo'  PITTORE



















Foto tratte da Google Immagini



Cultura monrealese nel '900 di G. Schiro'



CULTURA MONREALESE NEL NOVECENTO

a cura di Giuseppe Schirò


Al 31 dicembre 1975 risulta che i 19.50 abitanti d Monreale centro dispongono solo di 15.408 mq. Per attrezzature scolastiche, per scuole elementari e medie dell’obbligo, con 114 aule per 3.033 alunni. La situazione è più carente per le scuole elementari, dotate di soli 3.570 mq e di 39 aule per 1.812 alunni, contro il fabbisogno di 70 aule, ai sensi di legge. Ciò provoca la necessità dei doppi e tripli turni, con gravi disagi. Superata la scuola dell’obbligo, i disagi si fanno ancor più gravi, per l’assenza di scuole superiori, se si eccettua il Ginnasio dislocato in parte nei locali dell’ex monastero dei benedettini ed in quelli delle scuole del seminario e l’Istituto magistrale nei locali del collegio di Maria. Questo fatto dà origine al fenomeno del pendolarismo di una notevole massa di studenti, che si recano a scuola a Palermo. Per ovviare in parte a questa carenza nell’ottobre del 1978 è stata aperta, ad opera dell’amministrazione comunale, una sezione staccata del liceo Vittorio Emanuele di Palermo, dove sono subito confluiti più di un centinaio di alunni. In quest’ultimo tempo è da ricordare una serie di fatti e di iniziative, nel settore culturale, che ci rivelano una certa mentalità della popolazione monrealese. Sorgono di tanto in tanto circoli o centri culturali che, generalmente, non vivono a lungo. Uno di questi è il <centro monrealese di cultura Pietro Novelli> inaugurato con solennità il 25 aprile 1952, ma della cui esistenza sopravvive solo un pallido ricordo. Intorno al 1960 scompare il convitto Guglielmo, i cui ultimi anni erano stati assai travagliati. Anche altre iniziative, come quella di creare un’opinione pubblica attorno ad interessi comuni, mediante la pubblicazione di un periodico locale durano pochi anni o, al più pochi lustri. Da ricordare <L’avvenire di Monreale>, che esce solo per alcuni anni intorno agli anni 20 e soprattutto <Monreale nostra> che inizia nel 1956, ma supera di poco i te lustri. Forse non ci sono state forti passioni politiche o forti interessi culturali che abbaino potuto generare e far crescere grandi iniziative capaci di superare la diffusa apatia e l’assenza di partecipazione. Diverso è invece il discorso che riguarda le tradizioni artistiche. Qui troviamo maggiore continuità ed un tono assai più elevato.
Non solo emergono notevoli personalità come Antonino Leto, Giaconia, Giuseppe Sciortino, Benedetto Messina, Elisa Messina, e tanti altri che formerebbero un lungo elenco, ma si perpetua e fiorisce una scuola di artisti che, nelle loro opere, attingono ispirazione da Monreale, dal suo complesso monumentale, dalla visione della Conca d’Oro, dall’aria caratteristica della nostra città. Proprio per una esigenza di riferimento alla tradizione locale e per addestrare i giovani al lavoro ed alla produzione artistica, nel solco di questa secolare tradizione culturale, nasce, nel 1959, la Scuola d’arte comunale, che si sviluppa rapidamente assumendo, nel 1962, la fisionomia di sezione staccata per il mosaico, dell’Istituto Statale d’arte di Palermo e quindi, dal 1968, divenendo Istituto autonomo, con annessa scuola media, e con regolari corsi triennali e biennali per il conseguimento del diploma di maturità d’arte applicata. Ne esce una schiera di giovani artisti, come Giuseppe Anselmo, Angelo Cangemi, Nino Renda, Isidoro Villanti e molti altri che onorano Monreale. Si tratat di pittori, scultori, ceramisti che ottengono consensi e successi di critica, non solo a Monreale, ma anche in altre città italiane ed all’estero. Per rafforzare e consolidare queste tradizioni, l’amministrazione comunale, nel 1971, ha accettato la donazione della sig.ra Nora Posabella, titolare della galleria d’arte <Il Vantaggio> di Roma, la quale ha voluto onorare la memoria dell’illustre scrittore e critico d’arte monrealese Giuseppe Sciortino, offrendo un gruppo di opere d’arte di illustri maestri del ‘900 tra cui Ottone Rosai, Carlo Levi, Mario Sironi,, Ardengo Soffici, Domenico Purificato, Filippo De Pisis, Giorgio De Chirico, Renato Guttuso Giorgio Morandi, Emilio greco, ecc. Scopo della donazione è quello di istituire una Civica Galleria d’Arte moderna , che ha trovato posto in un locale prospiciente al Belvedere…
La Galleria Civica costituisce un notevole arricchimento del patrimonio artistico di Monreale ed è destinata a stimolare e energie giovanile ed all’educazione culturale ed artistica di tutta la cittadinanza.
Altre istituzioni aventi precisamente questa funzione sono proprio l’Ente Turismo Arte e Sport (ETAS) e l’Accademia Sicula Normanna, che hanno svolto una notevole attività soprattutto con una serie di mostre ed altre iniziative che hanno contribuito a valorizzare gli artisti monrealesi o a far conoscere ai monrealesi artisti esterni. Un grande influsso ha avuto la settimana di Musica Sacra, giunta quest’anno alla XXIII edizione, organizzata dall’Azienda Autonoma Turismo Palermo e Monreale. La settima si svolge con l’esecuzione dei più famosi componimenti musicali classici, ad opera delle migliori orchestre del mondo: l’arte tocca così il sublime in un meraviglioso intreccio del momento musicale col momento figurativo ed architettonico.

...Quanto detto finora costituisce premessa per la comprensione della realtà odierna e per orientare verso scelte future. Mi sembra infatti che lo studio del passato non deve essere sterile ricerca, appagamento di curiosità o, peggio, momento di rimpianto per realtà che più non esistono, ma momento di conoscenza e di riflessione per orientare decisioni che la vita e la storia ci impongono. 
Abbiamo ereditato dai nostri antenati un complesso di valori e cioè la realtà nella quale ci troviamo;: adesso è nostro compito assumere questi valori e andare avanti. E’ nostro dovere far sì che il futuro sia migliore.

La nostra città sembra protesa alla ricerca di una sua regola di sviluppo, di una sua norma di attività, per segnare, in modo umano e civile, le linee del suo assetto futuro.

GIUSEPPE SCHIRO'
(da "Monreale Capitale Normanna)