"PIETRO NOVELLI" di G. Schirò

Pietro Novelli
a cura di Giuseppe Schirò



Dipinto del pittore monrealese Giaconia  - sala rossa  del Palazzo di città  - Monreale



La famiglia Novelli si stabilisce a Monreale nel 1510. Pietro Antonio Novelli, il padre del famoso pittore, è pittore anche lui ed è in contatto con pittori fiamminghi ben introdotto nell'ambiente aristocratico palermitano.
I lavori di restauro del duomo vengono affidati a lui, come pure importanti lavori di pittura. Appartengono a lui il quadrone della Madonna del Carmine, nella Chiesa omonima, il quadro di S. Castrenze nel duomo, altre pitture nella chiesa di S. Castrenze e in quella di S. Antonio. La casa della famiglia Novelli si trovava all'incrocio tra l'attuale via Pietro Novelli con l'attuale via Guido Baccelli. In essa, il 2 marzo 1603, nasce Pietro Novelli.
Ebbe dal padre oltre al sangue, l'amore all'arte e il primo tipo e l'ideale dell'arte. Egli infatti apprende giovanissimo il disegno e la pittura, ma dà ben presto prova della sua capacità distaccandosi dai modelli del padre, per dare una sua capacità distaccandosi dai modelli del padre, per dare una sua personale impronta alle sue prime opere.
In casa riceve anche la prima istruzione. Prosegue quindi gli studi a Palermo, presso il cav. Carlo Ventimiglia, celebre letterato, matematico, astronomo ed architetto. Sposando Costanza Di Adamo, il primo ottobre 1623, alla parrocchia della Kalsa, acquista la cittadinanza palermitana. In quegli anni si trovava a Palermo il pittore fiammingo Van Dych, al cui influsso il Novelli ammorbidisce i suoi colori, togliendo i toni aspri propri della sua prima giovinezza, dovuti soprattutto all'influsso paterno.
Le opere migliori di questo periodo sono l'Annunciazione che dipinge per i benedettini di Monreale; la Pentecoste che esegue in Palermo e Abacuc trasportato per i capelli da un Angelo nella fossa dei leoni per recare il cibo al profeta Daniele. 
Questa raffigurazione, arditamente concepita, adorna tuttora la volta del refettorio dei benedettini di San Martino delle Scale. Verso il 1632 intraprende un viaggio per recarsi a Roma e a Napoli. Il suo stile va trasformandosi e sarà assai visibile l'influsso del Domenichino e soprattutto del Ribera. 
Nel 1636 è nominato ingegnere ufficiale della città di Palermo, nel 1643 architetto del regno di Sicilia , per guidare importanti lavori in Palermo e le opere di fortificazione che venivano costruite lungo le coste della Sicilia, nei punti maggiormente minacciati dai pirati. La sua attività di pittore non rallenta. Particolare menzione merita il quadro su tela che una volta si trovava  nel refettorio dei benedettini di Monreale. E' il suo capolavoro.
La fine infelice del Novelli ci fa ricordare quella del Veneziano. Durante la rivolta antispagnola del 1647 a Palermo, il pittore percorreva a cavallo il corso principale, insieme con un gruppo di ufficiali che accompagnavano Pietro Branciforti, capitano giustiziere. Qui viene colpito da un colpo di arma da fuoco e poco dopo egli muore.
La sua scuola ha continuatori, prima fra tutti la figlia Rosalia, la cui produzione è pure abbondante. Ma nessuno dei suoi seguaci sa eguagliare il maestro, limitandosi, al più, all'imitazione delle sue opere.


tratto dal libro  "Monreale Capitale normanna" di Giuseppe Schirò



Cfr. anche post alla data: 01/03/2011 nel BLOG su Pietro Novelli "I dipinti del Velasco e del Novelli" - scalone ex Monastero dei Benedettini.

r.m.